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domenica 18 dicembre 2011

IGNAZIO FRESU : LE VOYAGEUR ET SON OMBRE

“Le Voyageur et son ombre, aphorisme 125”est la nouvelle installation du sculpteur italien Ignazio Fresu, qui s’inspire directement du dialogue homonyme du philosophe Friedrich Nietzsche.


Chaque instant est nouveau, tout est fini dans une heure. Un promeneur solitaire, un libre penseur, un migrant, est habitué plus que d’autres spectateurs à l’alternance infinie de paysages différents, de costumes désormais devenus obsolètes, de certitudes inébranlables que le temps a remplacées avec une grimace de honte. Le voyageur de Nietzsche confie à son ombre que le devenir est un processus irréversible, beaucoup plus fort que les lois de la nature. “Dans une forêt, aux environs de Pise, je vis d’abord deux, puis cinq chameaux”, écrit Nietzsche dans le dialogue. La forêt citée est le parc de San Rossore, pas loin de l’endroit où travaille et expose aujourd’hui Fresu.

Le concept de l’impertinence et de la fugacité de toutes les choses, se reflète dans les dernières dix années du sculpteur italien, toutes imprégnées de grecicisme et de philosophie. Sa poétique est destinée à mettre un visage à la beauté de l’éphémère et à dépeindre la tromperie éternelle perpétrée par le temps. À cette fin, ses œuvres sans arrêt se moquent du spectateur, en trahissant la perception de la texture réelle des structures exposées. Un bloc de marbre sculpté par Fresu se laisse percer comme du beurre ; le polystyrène, le papier, le tissu, sous sa main, deviennent lourds comme le plomb. Donnant le sens de l’éphémère des choses le sculpteur italien utilise des matières recyclées pour ses créations, des déchets industriels, et les rebuts d’une société de consommation qui de plus en plus accèlére le processus de séparation entre ce que nous considérons en notre possession et ce qui tombe dans l’oubli de la désuétude.

martedì 7 luglio 2009

Castello di carte

Il castello di carte in senso figurato è un progetto destinato a fallire, come d'altronde nel dizionario filosofico entropia è la tendenza sostanziale a perdere irreversibilmente parte del proprio ordine o delle proprie qualità. Nell'istallazione di Ignazio Fresu questo concetto è rappresentato - benché contrastato dalla visione positiva del mutare come evoluzione, come trasformazione, piuttosto che come perdita - in modo attento e sottile da tessere "fossilizzate", erose dal tempo, come reperti archeologici di un "come eravamo domani". Ne consegue uno spiazzamento temporale in cui il Presente si sostituisce al Futuro e insieme lo si confonde con un Passato senza tempo.

Lo scultore stesso afferma che " il castello di carte, nella sua intrinseca precarietà, è metafora del divenire e dall'ineluttabilità del suo lato più oscuro rappresentato dall'entropia. Ciò nonostante, come il castello di carte, che proprio per la sua peculiare caratteristica di mostrarsi instabile ed effimero ci pone il dubbio che questa sia la sua reale natura, al contrario possiamo scoprire come esista una persistenza dell'essere al di là dell'apparire, suggerendoci che forse le cose che non vediamo più, non sono improvvisamente entrate nel nulla ma sono semplicemente scomparse dall'orizzonte degli eventi.

Continuano ad esistere in una dimensione che non è quella apparente ed è pertanto proprio in questo divenire che risiede l'eternità di tutto." C'è dunque un'animazione oltre che un'anima in questi frammenti di Fresu, che riesce a parlare non solo tramite la forma e l'estetica delle sue sculture, ma anche attraverso i materiali usati, che sono la migliore risposta a chi oggi cavalca con banalità la moda del riciclo, rendendo concreto il riutilizzo e la restituzione di nobiltà a squallidi scarti industriali e domestici, quali gli imballi di polistirolo o interi armadi gettati nei cassonetti.
Antonella Sassanelli

sabato 6 giugno 2009

Colonne



“Colonna sospesa”
Installazione permanente alla Net-Gallery Firenze, via Guelfa 63r. Maggio 2005

Un’apparente massa ferrosa arrugginita, sospesa da terra, sostenuta da un invisibile filo al soffitto, che si muove facilmente girando su se stessa provocando il presentimento di un rovinoso immediato tracollo.

“Suspended column”
Permanent installation at the Net-Gallery in Florence in via Guelfa 63r, May 2005

What appears to be a rusty iron mass is suspended above the ground and held by an invisible thread from the ceiling. The ease with which it can be spun around provokes the fear that it is about to crash  dangerously to the ground.

***
“Colonna”
Installazione nel foyer del Teatro di Rifredi a Firenze, gennaio 2004



"I lavori che l'artista ci propone in occasione di questo evento sono stati suggeriti dal valore intrinseco del luogo e si sono concretizzati in una installazione come di tracce riesumate da un passato mitico senza tempo, immediatamente prossime a dissolversi. Senza alcun compiacimento e al di là di ogni funzione consolatoria, egli interviene nel vasto e luminoso foyer dello storico teatro attraverso la sua personale ricerca legata all'impermanenza, con l'utilizzo d'imballi che, nell'epoca del consumismo, hanno per Fresu un significato particolare: muoiono nel momento stesso in cui vengono alla luce; sono subito considerati ingombranti, inquinanti e inutili; non è neanche permesso gettarli nel cassonetto del riciclaggio della plastica. Nella loro esistenza, che trascorre nascosta nel buio della scatola-tomba che li contiene e che loro proteggono dagli accidenti del mondo esterno, sono metafore della vita che Fresu assurge a nuova dignità facendogli assumere l'aspetto di vecchie macchine arrugginite, di reperti archeo-industriali in disfacimento, provenienti da un luogo mitico quale il quartiere di Rifredi dal passato industriale e operaio."

“Column”
Installation in the foyer of the  Rifredi Theatre (Teatro di Rifredi), Florence, January 2004.

“The work which the artist has proposed on this occasion has been suggested by the intrinsic value of the place itself and has been rendered concrete by an installation which appears to be a trace of remains dug up from a timeless, mythical past and which appears about to dissolve.
Without any ulterior motive for personal gain the artist intervenes in the spacious, well-lit foyer of this historic theatre through his personal research linked to the theme of impermanency, by using packaging which in this age of consumerism has, for Fresu, a particular meaning. For him these objects die the moment they come into being. They are immediately considered bulky, polluting and useless: you are not even allowed to throw them into the recycling bins for plastic. During their existence, which they spend hidden in the darkness of the tomb-like box which contains them and which protects them from the accidents of the outside world , they are metaphors of the life which Fresu raises to new dignity by having them take on the appearance of rusty old machinery, of crumbling archaeo-industrial remains coming from a mythical place such as the Rifredi neighbourhood with its working-class industrial past.

Review by Giuseppe Santarelli (architect)

mercoledì 8 aprile 2009

Frammenti

La poetica di Ignazio Fresu è articolata e complessa. Alcune opere materiche dal titolo ”Frammenti” ci fanno pensare a ruderi arcaici la cui struttura si articola secondo antiche topografie di città distrutte dal tempo e recuperate solo grazie a scavi archeologici. Questi mettono in evidenza le fondamenta di case o di agglomerati urbani. La raffinatezza cromatica, basata su verdi-azzurri ed aranci, con cui Ignazio Fresu ci presenta questi scavi, costituiscono ritmi geometrici paralleli o ripetuti che si richiamano empaticamente e conferiscono all’opera un che di modulare. Un’opera di recupero quindi quella di Fresu che vuole riportarci indietro nel tempo per renderci consapevoli di un momento di vissuto umano che non è più, ma che è ancora capace di suscitare in noi le emozioni che la memoria può evocare.

Altre volte la pittura-scultura è costituita da lastre metalliche rettangolari sulle cui superfici emergono incrostazioni materiche, quasi granuli di sabbia o di saldatura che vanno via via ispessendosi scendendo dall’alto in basso. Queste concrezioni assumono sfumature diverse a seconda degli ossidi che le ricoprono, per cui i colori sfumano dai gialli-blu ai rosa-verdi, ai grigi, con variazioni diffuse che caratterizzano ogni lastra. Notevole è l’effetto luce che fa assumere ai colori ed agli aggetti connotazioni particolari alle composizioni. Anche qui l’effetto del tempo pare manifestarsi attraverso accumulazioni materiche che in qualche modo ricordano quelle naturali di stalattiti e stalagmiti. Bella questa trasposizione creativa che ci ricorda aspetti di recupero di reperti fisico-chimici, quasi portati su un piano per essere fruiti ed analizzati al microscopio.

lunedì 15 settembre 2008

Simulacri



In balia dell'arte

“Volgari” imballaggi in polistirolo eletti a incarnare nuove identità. Se prima, nel loro bianco anonimato, servivano a proteggere da luce e urti banali oggetti di consumo, oggi diventano moderni Totem che contengono una nuova anima, celata nel loro costituirsi come forma, trasfigurati dall’artista-alchimista; coperti di ferro, ossidati, segnati a rappresentare un divenire in continua mutazione.

L’interazione con il luogo è la liaison che Fresu cerca e trova nel quartiere Rifredi, dai trascorsi industriali e quindi luogo di produzione: questi “rifiuti” riemergono trasformati in apparizioni archeo-industriali di un passato ancora presente, metafore dell’esistenza e del ciclo vitale. La scelta del materiale diventa, più che formale, contenutistica: il passaggio dalla funzione di contenitore a quella di forma/contenuto è concettuale prima di essere estetico.

L’oggetto, liberato dalla schiavitù dell’anonima serialità, assurge a prodotto culturale, nato dal lavoro dell’uomo, ricreato dal lavoro dell’artista.La sfida è la rivelazione - attraverso i mutamenti - della bellezza, dell’incredibile potenzialità poetica nell’intervento dell’artista sulla materia, dell’essere sul non-essere. L’apparenza è ciò che appare, anche se ciò che appare non è ciò che è, ma ciò che ci è dato di cogliere attraverso i sensi: il nostro reale possibile.

A noi sta interpretarlo, leggendo tra le righe del mutevole, dell’impermanente. Questa la grande poesia del mondo, la forza catalizzatrice dell’arte, quella che Ignazio Fresu canalizza in opere che non intendono essere avventure estetiche “mordi e fuggi”, ma forme di riflessione e meditazione animate dal desiderio di essere condivise.

Cristina Trivellin

*****

"Simulacrums"

Common old polystyrene packaging which has been chosen for reincarnation. Whereas the original anonymous white shapes were intended to protect ordinary consumer commodities from the light and from knocks, they have now been turned into modern-day Totems which possess new souls, previously hidden, prior to their being shaped, transformed and transfigured by the artist-alchemist who has covered them in iron and oxidised them in order to turn them into symbols of a continuous process of evolvement or “becoming”.

The interaction between the site of the installation and the work itself is the link which Fresu seeks and finds in the district of Rifredi on the outskirts of Florence, previously an industrial area and therefore a manufacturing site. These “waste materials” re-emerge, transformed into archaeological-industrial apparitions from a past which is still with us and therefore they become metaphors which represent existence and the life cycle. The choice of material is not just a formality but intrinsic to the content: the transformation of the object from a container to the content itself begins as a conceptual transformation before it becomes aesthetic.

The object, freed from its slavery of assembly-line anonymity, rises to the category of a cultural work. Originally produced by man’s labour it is re-created through the work of the artist. The challenge lies in managing to reveal beauty through change and transformation and in bringing out the extraordinary poetic potential via the artist’s work on the material, passing therefore from being to not-being. Appearance is what appears, even when what appears is not what actually IS, but that which we are given to perceive through our senses: our real possible world.

It is up to us to interpret that world by reading between the lines of what is transient and changeable. This is where the great poetry of the world lies. The catalysing force of art, that which Ignazio Fresu channels into works which are not intended as “eat and run” aesthetic encounters, but are rather the expression of meditation and reflection which the artist wishes us to share.

Cristina Trivellin

domenica 6 luglio 2008

Stabilità ed equilibri precari. Le installazioni di Ignazio Fresu

Ignazio Fresu è nato a Cagliari nel 1957. Nel 1975 si è trasferito a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti. Da anni vive e lavora a Prato. La sua attività espositiva è molto intensa e si svolge in Italia e in varie nazioni estere. Si occupa di arte a 360 gradi, dedicandosi alla scultura alla pittura ed alle istallazioni.
Dopo la personale Dissolvenze presso “Il Giardino del The” di Prato dove ha presentato nel mese di febbraio una serie di tele riepilogative di tutta la sua precedente attività, attualmente lo troviamo impegnato, ancora una volta in terra toscana, con una installazione presso il Chiostro del Convento delle Oblate di Firenze, ubicato nella centralissima Via dell’Oriuolo, accanto al Museo Storico Topografico “Firenze com’era”.
Questa antica struttura ospita fino al 21 luglio una rassegna di arte contemporanea dal titolo “Rivivere il Chiostro”. Si tratta di una mostra collettiva nata da un’idea di Silvia Fossati e curata dall’Architetto Guido Del Fungo, in cui 29 artisti provenienti da vari paesi del mondo, di cultura e formazione diversa e con linguaggi e strumenti assai eterogenei fra loro, si misurano con il tema del cerchio.
Attraverso originali sperimentazioni materiche e formali gli artisti affrontano la ricchissima simbologia del cerchio, alludendo alla perfezione che questa figura geometrica da sempre suggerisce, rappresentandola come una sorta di area sacra oppure come corso ininterrotto della vita.
I cerchi sono tutti delle stesse identiche dimensioni e si trovano appesi sotto le arcate del chiostro con fili trasparenti. Sembrano figure magiche, apotropaiche, un po’ come gli scaccia spiriti messicani, oppure dei festoni beneaugurali, simili a quelli che nel Quattrocento venivano usati nelle feste e nelle cerimonie. Sono simboli misteriosi che evocano comunque un senso di pace e di armonia e che si prestano a mille interpretazioni.

venerdì 4 luglio 2008

False Porte - False Gates

IGNAZIO FRESU E LE FALSE PORTE
(vedi le opere)

Conosco Ignazio Fresu e seguo con interesse il suo percorso artistico. Mi sembrava bello venire a Cormano, al Circolo Culturale Corte Manlio per accogliere questo artista che giunge da Prato dove risiede e lavora. Il cognome ci indica le sue origini sarde, Fresu è nato a Cagliari ed ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Firenze. A Cormano egli ha portato, insieme a diverse tele che richiamano opere di precedenti mostre, un’installazione di una certa imponenza, dal titolo False Porte. Come possiamo vedere, in questa installazione pittura e scultura si fondono dando vita ad architetture - le porte - essenziali nel loro rigore geometrico e di grande espressività. Fresu ci ha abituato ad un linguaggio artistico particolare, ricco di suggestioni interpretative e di sperimentazioni su materiali.

Partiamo dall’analisi dei materiali. L’artista usa scarti di lavorazioni industriali e ciò che residua dai processi di consumo: metalli, tubi, polistirolo. In particolare qui egli ha lavorato eseguendo raffinati intarsi nel polistirolo. Il polistirolo diventa simbolo della nostra società consumista: si usa e poi deve essere eliminato; è effimero nell’uso ma estremamente durevole nel tempo, conserva le impronte, il calco degli oggetti che esso ha avvolto e racchiuso: è la matrice del nostro tempo.

La materia prima del fare artistico di Fresu si arricchisce poi di un colore che nasce da alchimie su minerali o metalli. Sono ossidi lavorati sia dall’artista che dal tempo. Pigmenti destinati in continuazione a mutare per effetto dell’ossidazione, in una dissolvenza non scevra di grande esteticità.

Le False Porte hanno un colore chiaro, ma nel loro interno conservano anche un po’ di sabbia scura, ricca di ematite e raccolta all’Isola d’Elba. Fresu ha inteso ancora una volta ritornare al passato, recuperare l’arte etrusca e coniugarla in senso moderno.

È un percorso affascinante, quasi una discesa all’Ade per ritrovare una nuova spiritualità. La Falsa Porta è infatti un simbolo mutuato dall’antichità: è una porta - ci spiega Fresu nel dépliant della mostra - invalicabile per i vivi ma attraverso la quale la forza vitale dell’uomo poteva passare creando un legame tra mondo terreno ed ultraterreno.

Con questa installazione il nostro artista sembra volersi confrontare col tempo ed il suo divenire. E le False Porte divengono espressione di una dicotomia da sempre presente nel linguaggio artistico di Fresu: mondo reale e mondo dello spirito sono racchiusi in esse.

In un contesto in cui il nostro mondo trascinato dal consumismo sembra assorbire e condizionare ogni energia vitale ecco il messaggio di queste False Porte, di queste architetture nate dai residui del consumismo, porte che chiudono ma che offrono contemporaneamente uno spiraglio e invitano a guardare oltre il presente.

Ammiriamo quindi questa composizione, ammiriamo questa sabbia miscelata da minerali brillanti che irradiano luce. Queste False Porte creano tante aperture dove lo sguardo può spaziare verso la luce e verso nuovi orizzonti, una nuova via d’accesso per l’uomo.

Vittoria Colpi
(perito e critico d’arte)
Cormano, 12 maggio 2007

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FALSE GATES
(see the works)

Ignazio Fresu offers us a rather imposing installation entitled “False Gates”. In this work the union between painting and sculpture gives rise to architecture: namely, the gates whose geometric rigour and essentiality are strikingly expressive.
In Fresu we have become accustomed to an unusual form of artistic expression which experiments with and exploits different materials to create a result which is open to any number of interpretations.

Firstly, let us analyse the materials used by the artist: off-cuts and leftovers from manufacturing processes and consumer activity which include metals, pipes and polystyrene. He has greatly exploited the latter by executing fine carvings on the pieces. Polystyrene has come to represent our consumer society. It is used and then has to be got rid of. Its utility is ephemeral but it is extremely long lasting. It retains the imprints and the shapes of the objects which it has held and enclosed. Polystyrene is the matrix of our times.

The raw materials used by Fresu are colour-enriched through processes which are the result of alchemy involving minerals or metals: oxides which have been created either by the artist or by the passing of time. The pigments then continue to mutate over time through oxidation, in a fading effect which is evocatively beautiful.
The “False Gates” are light in colour but within them we find traces of dark sand, rich in haematite, found on the island of Elba. Once again, Fresu has turned back to the past to recuperate Etruscan art and make it modern.

It is a fascinating journey which takes us almost down into Hades in order to rediscover a new spirituality. The “false gate” is, in fact, a symbol which has been mutated since antiquity. Fresu explains to us that it is a gateway whose threshold cannot be crossed by the living but through which man’s life force can pass, thereby creating a link between life on earth and the afterlife.
Through this installation the artist gives us the impression that he wishes to measure himself against time and its evolvement. And the False Gates become the expression of a dichotomy which is ever present in Fresu’s work. They encapsulate both the real world and the spiritual world.
In the context of our consumer-driven world, which seems to absorb and condition all life forces, here we find the message that lies behind these “false gates”, behind this architecture created out of the leftovers of consumerism, gates which close but which, at the same time offer both a way out and the glimmer of something beyond the present.

Let us therefore admire this work. Let us admire the shiny mixture of sand and minerals that irradiate light. These “False Gates” create a whole host of openings which send our glance shooting towards the light or offer us new ways of access and take our eyes towards new horizons.

Dr. Vittoria Colpi

venerdì 6 luglio 2007

Mutevolezza e identità

Seguendo da tempo il lavoro di Ignazio Fresu ho capito una cosa (forse molto ovvia): le sue opere, anche quando sono "terminate", continuano a cambiare.
L'arte degli ultimi decenni ha sentito il bisogno di espandere il luogo della creazione di un opera e anche lo stesso momento creativo. Basta pensare ai graffiti, che vengono realizzati in luoghi pubblici, alle opere di creatori come Christo e Jeanne-Claude e alle numerose forme di installazione che tanti artisti di tutto il mondo ci hanno mostrato e ci stanno proponendo anche "oggi".

giovedì 6 luglio 2006

Le impermanenze di Ignazio Fresu

Ignazio Fresu non si accontenta di cercare e creare. Egli vuole cogliere i meccanismi celati nella creazione e nella continua mutazione, unica vera realtà immanente. Sono andata a trovarlo a Prato, dove vive e lavora e sono venuta a conoscenza dei suoi più recenti lavori: Impermanenze. Egli usa - su supporti che vanno dalla tradizionale tela al mastice per intonaco- metalli in foglia, in polvere, allo stato grezzo e minerale. Ne è affascinato per la proprietà di trasformazione che permette all’uomo di intervenire sulla materia di cui non controlla l’origine. Ciò che mi ha colpito in Fresu è l’intenzionalità, la determinazione a non perdere mai di vista il fine ultimo della sua ricerca, l’identità etica/estetica, la responsabilità che sente dentro di sé in quanto artista…

“Attraverso la fragilità, la precarietà, la deperibilità, nei miei lavori - scrive - ricerco l’intrinseca bellezza di cui è permeata la transitorietà, riconoscendole valore estetico. Con l’uso di materiali palesemente vulnerabili, attraverso un linguaggio di ossidazioni, opacizzazioni, scolorimenti, screpolature, macchie, incurvature, nel realizzare oggetti stremati, disidratati, sul punto di smaterializzarsi, riamando ai meccanismi e alle dinamiche più delicate dell’esistenza. In aperto contrasto col mondo circostante, patinato, plastificato, che ha assunto a modello l’apparenza ostentatamente estetizzante… come il seme che morendo rinasce, mi prefiggo che l’opera trasfiguri rivelando nella materia la propria rappresentazione, ma da questa trascenda”. Questa ricerca a ritroso, alle origini alla ricerca del mistero della creazione, al punto in cui forma e spirito vibrano all’unisono essendosi incontrati nel difficile punto d’equilibrio, nell’ordine del caos, mi sembra un momento di silenzio e di riflessione, e pure di rifiuto, in una civiltà che ha perso di visto i bisogni primari la comunicazione a livello profondo. Mi fa sperare nella possibilità ri-generativa - attraverso le fibre dell’arte - un mondo agonizzante. Investo l’arte e gli artisti di una grande responsabilità quali possibili artefici della genesi di una nuova umanità, di una sensibilità più estesa. Essi rappresentano oggi il tentativo di elevazione dell’umano, nel suggerire dimensioni diverse, forme e stati attraverso i quali trovare il divino, l’anima mundi. Verso la metà anni ’50 Yves Klein disse: “Un mondo nuovo ha bisognoso di uomo nuovo”. Mai come oggi lo “slogan” assume un’importanza globale: Klein è stato uno dei pochi grandi artisti ispirati negli ultimi cinquant’anni di storia dell’arte, tra tanti grandi provocatori dalle idee geniale dal potere sovversivo. Ma l’artista-sciamano, l’artista che vuole andare oltre, colui il quale non perde mai di vista il suo potere comunicativo e la sua missione di liberatore di menti è ciò di cui , davvero abbiamo bisogno. Tutto questo indipendentemente dal mezzo espressivo usato, dal più tradizionale all’ipercybertecnologico. Quando non è strumentalizzato da qualcuno o qualcosa di cui intende persuaderci; ma questo è un altro discorso.

Cristina Trivellin

lunedì 7 novembre 2005

Opera a fronte. Un'opera aperta verso il pubblico

Ignazio Fresu ha realizzato due installazioni all’interno dell’edificio ed ha posto una scultura all’esterno, nello spazio antistante all’edificio, dove gli artisti hanno voluto allestire uno spazio figurativo di accoglimento per i visitatori.

L’artista pratese ha presentato qui, per la prima volta, il gruppo di opere: “Negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo”, dove l’acqua risulta il nuovo elemento introdotto nel suo orizzonte di ricerca che si muove entro un orizzonte formale, ma fortemente concettuale.

Sulla parete immediatamente vicina è distinguibile l’installazione “Nulla perdura se non il mutamento”(premiata col primo posto a Balangero, in occasione della mostra “Arte & Industria”, Luglio 2005), con cui I. Fresu si conferma convincente nella sua singolare azione performativa sulla struttura dello spazio stesso.

Ignazio Fresu riesce a modificare totalmente la nostra percezione di un ambiente. Le sue installazioni, infatti, non sono mai un elemento aggiuntivo, ma si pongono come la possibile ridefinizione epistemologica di uno spazio per l’arte. In questo senso, la ricerca di Fresu si pone all’avanguardia e non è un caso che proprio in questi giorni a Berlino, sia stata inaugurata una mostra, “Re-art one”, che ospita alcuni suoi lavori, noti anche al pubblico statunitense.

Creazioni che noi stessi ci auguriamo di poter ammirare anche qui in Italia, in uno spazio che accolga la loro complessa e autentica bellezza.

Tiziana Presi

domenica 6 novembre 2005

Opera a fronte

Domenica scorsa mi sono recato a Fornacette, una cittadina a poca distanza da Pontedera, in provincia di Pisa, dove Ignazio Fresu espone alcune opere. E' stata un'esperienza emozionante. Il gigantesco reticolo di tubi e gangli che lo scultore ha collocato sul soffitto e su una parete della sala avvolge immediatamente il visitatore. E' un'opera grandiosa, per dimensioni e per complessità, e ogni dettaglio è da osservare.

I monoliti nel centro del locale, entro i quali scorre l'acqua, producono sensazioni di pace. Nel giardino antistante alla sede della mostra Fresu ha colllocato una scultura che è costantemente in tensione, che produce, pur restando immobile, ininterrottamente energia; è come una sorgente perenne. Si ha la sensazione che essa stia rivolgendo un silenzioso canto, puro e anch'esso costante; un canto d'amore, forse una preghiera di laude al creato.

Roberto Malfatti
Novembre 2005

sabato 8 gennaio 2005

Residui sintetici o sintattici?

Condivisibile sembra l'affermazione di Ignazio Fresu quando asserisce che la "de-composizione" appartiene al nostro destino, essendo un'evoluzione geneticamente necessaria della Materia. S'intende qui la Materia in senso lato, data come sostanza trasmutante nell'incessante farsi e disfarsi di tutte le cose: Vita e Morte d'ogni singola esistenza, che s'intrecciano mescolandosi in un movimento eterno. Le leggi governanti la Materia, che noi vorremmo riuscire a comprendere in tutta la loro ampiezza, non sono ancora state totalmente disvelate nei contemporanei laboratori di ricerca. La Materia rimane attualmente un arcano, capace di accompagnarci lungo un margine ove rimanere in bilico osmotico tra l'Essere e il Non Essere.

Grazie a ciò possiamo continuare a porci nuovi interrogativi, ridefinendo quei sistemi d'interpretazione che vorrebbero dotare di senso la Realtà che quotidianamente ci avviluppa nelle suo intricato tessuto, condensandosi nella Materia che ci circonda e di cui noi stessi siamo partecipi. Su questo terreno fertile cresce e si nutre la ricerca di Ignazio Fresu, che si pone quindi in un orizzonte dinamico, in cui evita di definire seccamente "stati di cose", proponendoci, invece, una serie di passaggi in atto".