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mercoledì 19 giugno 2019

Cento Scale


 

Nuovo allestimento permanente dell'installazione Cento Scale presso il Giardino del Tignoso. a Prato
Vernissage giovedì 27 giugno ore 19:00
La poesia "Ho sceso  dandoti il braccio almeno un milione di scale" di Eugenio Montale è letta da Dino Becagli su musica di Luigi Einaudi - Oltremare

mercoledì 2 luglio 2014

Articolo di Alessio Brugnoli su iI Cantooscuro



Cento Scale

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Nella Bibbia si narra di Giacobbe che, durante il suo viaggio essendo giunto in un certo luogo, e volendo riposarsi dopo il tramonto del sole, prese una delle pietre che stavano per terra e, ponendola sotto la testa, dormì in quello stesso luogo. E vide in sogno una scala che poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo, e vide anche alcuni angeli che vi salivano e vi scendevano.
Immagine che ricorre anche nella tradizione islamica, Maometto vide una scala che saliva nel Tempio di Gerusalemmw fino al Cielo, con gli angeli a destra e a sinistra; sulla scala le anime dei giusti salivano verso Dio, e in Dante che nel nel cielo di Saturno, descrisse una scala d’oro innalzarsi vertiginosamente fino all’ultima sfera celeste, sulla quale salivano le anime dei beati.
Simbolo forte la scala, che Guénon, immagina a come immagine dell’ascesi verso il Divino
Gli angeli rappresentano propriamente gli stati superiori dell’essere; a essi corrispondono quindi più particolarmente i pioli, il che si spiega con il fatto che la scala dev’essere considerata con la base poggiata a terra, cioè, per noi, è necessariamente il nostro mondo il «supporto” a partire dal quale si deve effettuare l’ascensione.
Ma in una società sempre più laica come la nostra, è ancora possibie parlare di dimensione spirituale ? E’ una delle domande che si pone Ignazio Fresu con Cento Scale, la spettacolare installazione che verrà inaugurata questo pomeriggio lle ore 19 nel giardino Buonamici a Prato. L’opera potrà essere ammirata tutti i giorni dalle 19 alle 2 di notte, esclusa la domenica, fino al 16 settembre.
Il punto di partenza di Ignazio è nella poesia di Montale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
in cui si evidenzia come la Realtà vada al d là dell’apparenza fenomenica, ma consista in un mistero inspiegabile.
E la Spiritualità, in questi giorni è qualcosa di più e di diverso dell’affidarsi a certezze fideistiche; è interrogarsi di continuo sulla Natura dell’Essere, cercando un senso fragile e fallibile, alla propria vita, sognando di arrampicarsi versi l’Infinito, sempre incerti se trovarvi il Tutto o il Nulla… Articolo


sabato 28 giugno 2014

Installazione presso il Giardino Buonamici a Prato

Cento Scale

Inaugurazione lunedì 30 giugno ore 19,00
Presentazione  di Attilio Maltinti
Aperto tutti i giorni esclusa la domenica dalle 19.00 alle 02.00 fino al 16 settembre




lunedì 10 marzo 2014

Cento Scale nel chiostro del museo di S. Maria Novella


"Mia madre mi teneva stretto per mano, non potevo correre per quei luoghi, anche se mai avrei potuto. Una impenetrabile recinzione bloccava l’accesso, ma non la vista di quei gradoni che sembravano naturali, scolpiti dal vento, dal sole, dalla pioggia. 

sabato 18 maggio 2013

Cento Scale al Parco Prato

Cento scale vuole richiamare, attraverso l'oggetto simbolico della scala, la poesia di Eugenio Montale "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale", in cui il poeta esprime la sua concezione dell'esistenza. La realtà non è quella che si vede con gli occhi e si percepisce con i sensi, fatta di impegni e casualità, insidie e delusioni, ma è qualcosa che va al di là delle apparenze non solo di chi crede che la realtà sia quella che si vede, ma anche di chi, pur avendo piena consapevolezza che ciò che vede e percepisce non è la realtà, ha altresì coscienza che questa resti essenzialmente insondabile per l'uomo.
È un profondo sentimento di assenza rappresentato dall'impossibilità di salire (e scendere) i fragili gradini che compongono le scale con un faro che possa illuminare e rendere chiare le verità più profonde, possa dare significato alla percezione della propria esistenza, squarciando il velo di Maya.
Quella che in Montale era una stanchezza esistenziale che si acuiva con la perdita della compagna del viaggio di una vita, nell'opera di Fresu diventa la comprensione dei limiti dell'uomo, l'assenza di riferimenti che porta all'inconoscibilità del reale.
A questo si sovrappone un'altra istanza: le cento scale del titolo richiamano infatti nell'artista ricordi d'infanzia legati alla sua città natia, Cagliari. "Centu Scales" è da sempre chiamato l'antico anfiteatro romano a Cagliari, dove i genitori da bambino lo portavano a passeggio. Il ricordo di quel luogo rappresenta per Fresu l'assenza, la mancanza che è però colmata dal dolce sapore del ricordo, della memoria, che riempie l'impenetrabile mistero della realtà.
Testo a cura di Alessandra Fròsini