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domenica 19 novembre 2023

ASSEMBLAGE


 ASSEMBLAGE

Scultura in pietra e resina, spartiti di musica e dipinto anonimo del XIX secolo con cornice d'epoca, raffigurante Santa Cecilia.
Museo d'arte contemporanea di San Domenico a Prato mostra EL MISIONERO MUSICO. Immagini per Domenico Zipoli curata da Carlo Palli e Gabriele Giacomelli direttore del Festival Zipoli.











domenica 27 agosto 2023

Vanitas

 


La moda, e mi riferisco ai grandi marchi o come si usa dire oggi, famosi brand, sono l'emblema del capitalismo e tra i maggiori responsabili della distruzione del nostro pianeta.
È un mondo ipocrita che si finge ambientalista spacciandosi come eco-friendly per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica e dall'inquinamento che causano - per vendere e fare ingannevole pubblicità. Sono le aziende tra le più inquinanti in assoluto che non si limitano al "Green Washing" ma che sfruttano i lavoratori di intere popolazioni come schiavi.








sabato 19 agosto 2023

Quel che resta (opera per l'asta a favore delle zone alluvionate in Emilia Romagna)


 Installazione di Ignazio Fresu. Sono i libri di pietra che nascono dalla terra, dalle viscere profonde dell’essere e dell’esistenza stessa

Ignazio Fresu è un uomo dalla sensibilità sottile, attraverso la quale dà ordine al mondo, dall’interno della sua anima, all’esterno visibile a tutti attraverso le sue opere e le sue installazioni. Esprime concetti in cui il senso del profondo diviene un tempo inesatto, attraverso il quale scoprire il mondo e l’arte che nel fluire diviene materia esplorativa della coscienza universale, partendo dal personale.

Le installazioni percorrono il breve momento dell’esposizione, e restano monumenti eretti come segni nello spazio che non le ospita più. Percorre non solo le forme del libro, ma anche il senso profondo che esso assume nelle diverse interpretazioni e metamorfosi, espresse da due diversi momenti: il luogo esterno e un luogo interno; ognuno dei quali ha il suo significato che conduce lo spettatore a riflessioni profonde. Attraverso il libro l’uomo tramanda la propria conoscenza dalla notte dei tempi, il libro forse in questo concetto, esisteva già da prima della sua formazione: sono i libri di pietra che nascono dalla terra, dalle viscere profonde dell’essere e dell’esistenza stessa. In questo senso diventa oggetto antropomorfo. Attraverso lui apriamo le pagine inevitabilmente a tutti i mondi possibili, non solo quelli vissuti nella vita, quanto a quelli sentiti dall’anima; attraverso i suoi libri Ignazio Fresu esplora il mondo della natura; il libro non è più solo un oggetto della biblioteca, ma diventa una porta, un tramite per conoscere le leggi che governano l’universo e l’infinito; conduce lo spettatore verso mille storie possibili della propria vita, come in una spirale di tempo e materia.

Attraverso i libri ci aggrappiamo ai sogni, come fili che ci uniscono all’universo e alla creazione stessa. Il vento, elemento impalpabile della natura, sfoglia a caso le pagine; un caso che ci parla, come un tarocco, svelando un arcano, toccando un momento preciso, un sentimento, una visione che ci è necessaria. Ecco che chi legge, ferma il proprio tempo, il proprio essere, diventa unico nella moltitudine di libri, di pagine, di parole, di vite, perché bisogna fare attenzione con le parole, esse hanno il potere occulto di farci provare emozioni, sprigionare sentimenti, in modo del tutto inconscio da noi stessi. E il libro diventa creatore. L’arte attraverso la visione ci rende un universo mediato dal senso interiore dell’artista, dalla sua cultura, dalla sua evoluzione, ci svela conoscenze, intuizioni che altrimenti non avremmo percepito, è un vetro sottile una specie di lente che ci permette di leggere cose note, svela idee.

Con Ignazio parlo di evoluzione e non di crescita, attraverso le sue installazioni. Un’evoluzione che lo attraversa e lui ci rende espressa in minimi termini, forse in numeri primi se solo in questo momento fossimo in grado di misurare in modo matematico la sua arte. I numeri che reggono le leggi del mondo, le dinamiche della creazione. A noi sta svelarle, non tanto conoscerle, ma percepirle. Ecco allora che l’uomo si fa artista, crea una nuova visione, un linguaggio visivo dove l’occhio percepisce l’immagine, il cervello mette a fuoco il particolare e di questo particolare si nutre l’anima. Le sue strutture affondano radici nella nostra società, ma ne vogliono trarre la coscienza, intima e sanguigna, non tanto solo collettiva, quanto personale di ognuno di noi osservatori.

L’espressione artistica non è un punto di arrivo o di partenza, è un tragitto a volte sofferente, in cui l’artista sta a colloquio con il Caronte della propria anima. Il traghettatore che conosce ma non svela, che trasporta senza dirci la meta; bisogna ascoltarlo solo osservandolo, uno specchio riflesso del sé dove la frenesia delle parole diventa muto linguaggio; l’incoscienza dei fatti che avvengono, diventano stupore; il turbinio dei moti dell’anima, il voler spiegare il futuro in un concetto che va oltre, diventano osservazione. Caronte diviene il tramite della ricerca.

L’arte si fa attesa, a volte non c’è tempo in cui si possono spiegare i fatti della costruzione; la meditazione avviene dopo, osservando il lavoro compiuto, quando di fronte si esprime la visione, si esplica lo stupore. I libri di Ignazio danno forma alla matematica che genera il mondo, alle intuizioni di Fibonacci, ai legami con l’alchimia, con il mondo sottile dell’infinito e di una conoscenza occulta. Un ordine che esula dal caos improvviso degli sconvolgimenti naturali, ma che si culla sulle vibrazioni della creazione, nella precisione della matematica, diventa conforto.

Un legame tra il senso profondo dell’infinito e le leggi che regolano l’universo, è così reso visibile dalla mediazione dell’arte, dell’uomo figlio dell’arte. L’uomo si fa interprete del verbo, che a sua volta crea il mondo, il reale, il nostro modo di conoscerlo. Ecco allora che l’artista non lascia spazio alle libere interpretazioni, se non a quelle inconsce, mediate dalla personale cultura, come nell’attesa di un risveglio dialettale tra il visibile e l’uomo che attende la rivelazione.

I libri contengono le formule matematiche, la metrica dell’universo, le rime dei sillogismi che fanno tendere le esperienze umane verso il divino, contengono le formule fisiche, le espressioni con cui la mente ha faticato per raggiungere la conoscenza, l’universo, la creazione stessa: la presunzione della conoscenza. Eppure il sentimento dell’infinito ci spinge esso stesso alla fuga, per la scoperta, per il ritorno, come in una sfera senza un centro esatto ed in continuo movimento, come milioni di vie percorse nei millenni, con prospettive diverse dell’umanità. Il vagare si fa studio fragile, mentre il libro diventa strumento di conoscenza, passaggio terreno non solo di informazione e cultura. Diviene pietra miliare, cippo che indica un percorso, un arrivo, una nuova partenza, ma il viaggio è personale.

Come anticipato in una sua precedente opera, il tempo si compone e scompone nell’inquietante passaggio verso la morte. Eppure, Ignazio attraverso l’arte, ha fermato il tempo, plasmato, in un modello rivolto a tutti, dove l’angoscia si mescola alle possibilità, dove diventando cosa concreta, non fa più paura. Un tempo che non ci uccide, non ci conduce alla caducità della vita, ma al qui ed ora; dove la metamorfosi esatta è appunto l’infinito, l’immortalità, la continuità.

Eppure tra le righe, i libri svelano concetti sconosciuti, attraverso frasi velate, attraverso percezioni ignote, tendere alla perfezione, come nei processi alchemici, come nella poesia, così nell’arte, osservando l’abisso. Mettere in pratica la lettura del nostro momento, la prospettiva che ci fa vedere il tempo attuale, in materie che percorrono i solchi d’un infinito immemore, che forse solo la luce ha conosciuto al suo passaggio. Le installazioni di Ignazio hanno sempre un qualcosa di affascinante, eppure nello stesso momento di così semplice e disarmante. Infatti, è proprio per questo che la semplicità non lascia spazio alla libera interpretazione dei fatti, la guida, come una mappa, la incanala, la sottende, la sottace. Con quest’anima, Ignazio esprime concetti legati alla religione, alla storia, a ciò che sono i simboli delle nostre radici e plasmano la vita, il mondo, i sentimenti, i pensieri.

È per questo che l’approdo naturale della sua arte, diviene una ricerca attraverso i sostrati oscuri e sconosciuti dell’intimità universale, diviene un dialogo con e attraverso l’alchimia. Il percorso di crescita dell’artista avviene in un primo momento con lo sforzo intellettuale, incosciente a volte, per poi svolgersi con il lavoro duro e costante, con la conoscenza approfondita della materia che utilizza, che spoglia, che ricompone tra il divino e il concreto, in una costante tensione che pervade spirito, anima, sensi, anche mentre dorme: un moderno alchimista. L’illusione viene cristallizzata, fermata, condensata. Che sia anche questa la via per accedere alla pietra filosofale?

La ricerca della materia dell’universo, attraverso l’illusione dei fatti; ecco che ci si rende conto che l’immortalità esisteva già da prima di noi, ed è tramandata, trasmutata, resa oscura e confusa all’umanità. La natura diviene matematica, ridotta ai minimi termini, per non occupare spazio, un concetto. Come Dio che si era ridotto ad un punto talmente piccolo, un crogiolo in cui era concentrato tutto, prima di creare l’universo intero, e con esso l’uomo. E l’artista immortala l’invisibilità delle emozioni e delle passioni umane, rendendole percettibili, reali come macigni, come libri che tramandano il sapere ancestrale dell’umanità tutta, scomposta in miriadi di libri, che formano convulsamente un piano divino, lo svolgersi delle spirali del tempo.

Un tempo del quale Ignazio è alla ricerca, di un segno che possa traslare l’umanità nell’infinito; un segno che lui stesso ci indica nelle opere con le quali cerca di dare ordine al caos provocato dal Big Bang. Gli attimi divengono eterno che si proietta nello spazio in una continua realtà e non ci sono dubbi: dal momento che l’arte è visibile, tangibile, emozionante, allora è realtà che ferma il momento, l’essenziale, l’illusione, il sentimento. Attraverso le installazioni va alla ricerca del significato del tempo e dell’immortalità per giungere oltre il tempo stesso e oltre l’umanità, con il grande potere di immortalare le invisibili passioni umane, la fugacità della vita e delle persone che calpestano la polvere del mondo. Attraverso il processo metafisico e immorale viola l’intimità dei sentimenti più intimi e li trasfigura, si appropria di quella memoria ancestrale che su un piano altamente spirituale, lega l’umanità dalle origini dei tempi al senso del mistero. Ecco il tempo che si fa demone che s’appropria delle nostre vite ci ricorda ad ogni istante della sua presenza, non ammette errori, ci rende consapevoli.

Con La Sospensione del Tempo, Ignazio è riuscito a prendere il tempo nelle mani e renderlo tempio dell’umanità, lo ha intrappolato nel suo divenire nella sua metamorfosi ambigua dell’essere presente e passato, scorrere e divenire. Il tempo, sono solo 800 quadranti dell’orologio con lancette arrugginite, lo spettatore è avvolto completamente da tutti i secondi, i minuti, le ore della giornata tutti insieme e contemporaneamente.

Si ispira al Poema Burnt Norton di T.S. Eliot

"Il tempo presente e il tempo passato sono forse entrambi presenti nel tempo futuro, e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato. Se tutto il tempo è eternamente presente tutto il tempo è irredimibile. O diciamo che la fine precede il principio, e la fine e il principio erano sempre lì prima del principio e dopo la fine. E tutto è sempre ora."

Eppure, l’eterno resta, e nasce un’altra installazione: L’ultima Cena rappresentata attraverso i simboli religiosi che si fanno profani, quotidiani, attraverso il pane, il vino, il tavolo coperto dalla tovaglia. Mancano gli attori principali. Il vuoto crea una vertigine tra l’assenza e l’attesa. Siamo così costretti a cercare le radici storiche, morali, religiose e civili. Si fa strada una religiosità intima e non bigotta, i simboli si fanno valori dell’umanità, lo spettatore diventa la parte mancante del quadro, il richiamo alla vita.

Ogni installazione una ricerca attraverso i simboli e lo sforzo psicologico di contestualizzarli. I libri ci parlano del cammino filosofico e scientifico dell’umanità, non senza i suoi dubbi. Le valigie ci portano nel cammino morale attraverso lo sforzo fisico e psicologico.

Fresu ha dato forma ed espressione al pensiero attraverso concetti visuali, cristallizza la percezione del tempo e dello spazio. I valori non sono scaduti, l’umanità non ha perso le sue radici e la sua memoria, e l’artista ha la capacità di ricordarcelo.

Testo di Isabella Ceccarelli 

https://www.meer.com/it/73227-lintima-visione-di-ignazio-fresu

giovedì 5 gennaio 2023

IN ABSENTIA



IN ABSENTIA
L’assenza è per definizione mancanza, lontananza, ma non per questo privazione di contenuti e significato. In una società in cui immagini spersonalizzate e nudità sono all’ordine del giorno e dove la mercificazione del corpo si ripropone quotidianamente in ogni possibile forma, diventa urgente andare oltre l’apparenza. La smaterializzazione della fisicità e del dato tangibile spinge a superare la soglia dell’esteriorità. Il corpo perde la sua forma ma, lasciando anche solo alcune tracce, non smette di essere presente nel desiderio, nel ricordo, nel lutto o nella specificità di ogni individuo. L’assenza del corpo non equivale alla mancanza della persona, ma al contrario rende la sua presenza più intima e ragionata, pertanto più forte e significativa.
Testo critico di Laura Bianchessi & Stefania Valleise
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IN ABSENTIA
Absence, by definition refers to lack and distance, but it does not mean deprivation of content and meaning. In a society where depersonalized images and nudity are the order of the day and where the commodification of the body recurs daily in every possible expression, it becomes urgent to go beyond the appearances. The dematerialization of physicality and tangible data pushes us to overcome the threshold of exteriority. The body loses its shape but, leaving even just a few traces, it does not cease to be present in the desire, memory, mourning or specificity of each individual. The absence of the body does not mean the absence of a person, but on the contrary it makes the human presence to turn more intimate and reasoned, therefore stronger and more significant.
— A critical text by Laura Bianchessi & Stefania Valleise





Allestimento In absentia


Lacrimosa - Requiem in D minor for soloists, chorus & orchestra, K. 626, written in 1791.
- Composer: Wolfgang Amadeus Mozart - Orchestra: English Baroque Soloists - Choir: Monteverdi Choir - Conductor: John Eliot Gardiner - Soloists: Barbara Bonney (soprano), Anne Sofie von Otter (contralto), Hans Peter Blochwitz (tenor), Willard White (bass) - Year of recording: 1990






 


sabato 4 agosto 2012

Oggetti Smarriti

“Oggetti Smarriti” – installazione artistica di Ignazio Fresu
vetroresina, ferro e ruggine- dimensioni variabili.


Ignazio Fresu mi perdonerà, ma tutte le volte che incrocio una sua opera, non posso fare a meno di parlarne, perchè hanno lo straordinario dono di scavarmi nel profondo e di farmi riflettere.
Non smetterei di ammirare la sua installazione Oggetti Smarriti, di vetroresina ferro e ruggine, perchè mi rapporta al senso ultimo della vita e della morte.
Un viaggio verso una meta ignota, in cui incrociamo altri viandanti, chi per un istante, chi per tutto il cammino.
Alcuni, dopo leghe e leghe, ci pugnalano alla schiena. Altri, dopo appena un passo, ci impediscono di cadere o ci aiutano a rialzarsi.
Ci carichiamo di cose inutili, dimenticando spesso quelle necessarie… E alla fine abbandoniamo un bagaglio di sogni, esempi ed esperienza, nella speranza che non vada perduto e qualcun altro possa raccoglierlo.

martedì 12 giugno 2012

Una nuova installazione scultorea alla Lazzerini



TV PRATO. SERVIZIO DI BARBARA BURZI
1 giugno 2012. Sei cumuli di libri disposti in un percorso che dall’ingresso della biblioteca si espande verso tutta la città. Si tratta dell’installazione scultorea dal titolo “Quel che resta”, che da oggi fino al 20 luglio è possibile ammirare nel piazzale della Lazzerini. L’opera è stata realizzata dall’artista Ignazio Fresu, scultore di origini sarde che vive e lavora a Prato da trent’anni.

lunedì 11 giugno 2012

Il Sabato del Villaggio



Installazione scultorea di Ignazio Fresu. Fotografie scattate a Cerreto Laziale »»»


Qual’è la differenza tra Filosofo e Artista ? Entrambi sono cercatori di Verità, interrogandosi sull’Uomo e sul suo ruolo nel Mondo.
Ma se il Filosofo lo fa con parole e concetti astratti e a volte contorti che possono confondere la Ragione, l’Artista lo fa con l’immediatezza della sua creazione, diretta al cuore.
Ignazio Fresu è un grande artista: nella sua ricerca affronta temi difficili e complessi, che però traduce in sculture che parlano all’anima di ognuno.
Ne Il Sabato del Villaggio, scultura esposta all’Art Festival di Cerreto Laziale, Ignazio si confronta con complesso tema del Tempo.
Del Presente che ci sfugge sempre, del Futuro figlio della Speranza e il Passato che il ricordo salva dal perdersi nel vortice del Nulla…
E questo recuperando gli oggetti della nostra infanzia che vengono resi eterni, simili alla pietra, eppure sempre capaci di scuotere il cuore
Alessio Brugnoli

mercoledì 30 maggio 2012

Quel che resta - Installazione scultorea di Ignazio Fresu


Clicca sull'immagine per ingrandirla

Dal 1 giugno al 20 luglio 2012
Biblioteca Comunale Lazzerini - Prato


Inaugurazione: venerdì 1 giugno alle ore 11.00

L'installazione "Quel che resta" di Ignazio Fresu si compone di sei cumuli di circa un metro cubo, ciascuno costituito da alcune centinaia di libri. I libri sono realizzati uno ad uno in forma scultorea, a mano, con l'uso di materiali di recupero come polistirolo, cartone e residui pietrosi.

Nell'opera - che sarà allestita nella Piazza della Cultura della Biblioteca Lazzerini (il piazzale davanti l'ingresso) - i libri non sono presentati nella loro perfezione estetica, quanto piuttosto nell'immagine di reperto archeologico, rivestito di fragilità e al tempo stesso di indomita forza. Quasi nella forma di fossile che, senza morire, ha resistito nel Tempo, conservando sotto la cenere il fuoco della conoscenza, nel bisogno di tramandare contro la barbarie della distruzione, di andare oltre l'oblio.

Un cammino 'site specific' questa installazione di Fresu, ideata proprio per la Lazzerini: sei cumuli che, come pietre miliari, si dispongono tra le mura medievali e l'ingresso della Biblioteca, disegnando la curva simbolica della sezione aurea della conoscenza. Sei pilastri in sequenza davanti a una porta: il settimo è costituito dalla Biblioteca stessa, dove il cammino della conoscenza prosegue come atto di vita, avvolgendo idealmente la città intera.

Il progetto d'installazione dell'opera, che ha ottenuto il patrocinio della Regione Toscana, è frutto della collaborazione dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Prato con l'Associazione culturale AParte del Centro per l'arte Contemporanea Luigi Pecci.

Informazioni sul luogo dell'evento
Piazza della Cultura davanti l'ingresso della Biblioteca comunale Lazzerini

Indirizzo: Via Puccetti, 3 - Prato
Telefono luogo: 0574 1837800 Fax: 0574 1837444

Orario :
lunedì 14.00 - 20.30; martedì, mercoledì, venerdì e sabato 9.00 - 20.30; giovedì 9.00 - 23.00; domenica 9.00 - 13.00.

Sul sito web del Comune di Prato

“Quel che resta”
testo critico di Attilio Maltinti

Potremmo paragonare questa installazione di Ignazio Fresu ad una parabola esistenziale. Un cammino umano fatto di un inizio e di una fine ma nell’ottica della continuità. I libri sono la ‘nascita di un oggetto’, la loro combinazione in cataste una composizione e strutturazione progressiva di un vivere e di un operare, l’affermazione di una presenza, la traccia di un segno; e anche la loro destrutturazione rimanda alla loro funzione di seme e di germoglio.

Reliquiae temporis acti : i libri sono testimonianze di eventi, azioni, fatti, accadimenti, gesti svolti nel tempo e consegnati al genere umano. Sono raccolti e composti non per la morte, ma come atti di vita.

Nell’opera qui allestita, i libri non sono presentati nella loro perfezione estetica, quanto piuttosto nell’ immagine di reperto archeologico, rivestito di fragilità ma anche di indomita forza. Sono quasi presentati nella loro forma di fossile che ha resistito, Resistito nel Tempo, senza morire, conservando sotto la cenere il fuoco della conoscenza, nell’insopprimibile bisogno di conservare e tramandare contro la barbarie della distruzione (e perfino –titanicamente- contro la morte) il primato umano del proprio bisogno di esistere, di essere-per-comunicare, di andare oltre l’oblìo. I libri sono un prodotto dell’uomo e come tale lo accompagnano simile ad un germe fecondo.

Un cammino site specific questa installazione di Fresu fatta di sei cataste come altrettante pietre miliari: un immaginario cammino tracciato secondo la SIMBOLICA curva della sezione aurea della conoscenza, che è impegno civile, valore di civiltà.

Sono sei pilastri in sequenza davanti ad una porta: il settimo è costituito dalla Biblioteca stessa per ribadire una continuità di impegno e di cammino

Attilio Maltinti

Scheda descrittiva dell’opera

L’installazione allestita nel piazzale d’ingresso della Biblioteca Comunale di Prato “Lazzerini” si compone di sei cataste di circa un metro cubo, costituite da alcune centinaia di libri ciascuna. Disposte partendo dall’entrata agli ambienti della biblioteca in modo da tracciare un segmento di sezione aurea che nell'ambito delle arti figurative e della matematica, indica il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due e Lo stesso rapporto esiste anche tra la lunghezza minore e la loro differenza.

Questa sezione aurea forma una spirale, che partendo dalla biblioteca, si allarga avvolgendo idealmente la città. Il numero sei allude alla teoria dei sei gradi di separazione formulata dal sociologo Stanley Milgram. Teoria per cui una persona sconosciuta può essere rintracciata attraverso solo sei passaggi e qui, per traslato, un messaggio può essere diffuso allo stesso modo.

I libri sono realizzati uno ad uno in forma scultorea a mano con l’utilizzo di materiali di recupero quali polistirolo, cartone e residui pietrosi. Libri che appaiono come fossili, reperti archeologici, vanitas di un tempo che è stato.

Cenni Biografici

Ignazio Fresu è nato a Cagliari. Da oltre trent’ anni vive e lavora a Prato. La sua attività espositiva è molto intensa e si svolge in Italia e in varie nazioni estere. Il suo lavoro è consultabile su pubblicazioni del settore e siti internet.

Il tema della transitorietà di ogni cosa, si riflette nell’attività dello scultore, impregnata di grecismo e di filosofia. La sua poetica si prefigge di dare un volto alla bellezza dell’effimero e di ritrarre l’eterno inganno perpetrato dal tempo. A tal fine le sue opere giocano di continuo sulla percezione della reale consistenza delle strutture esposte.

Rendendo così il senso della caducità delle cose, lo scultore fa uso per le sue creazioni di materiali riciclati, rifiuti di lavorazioni industriali, e scarti di un economia di consumo che velocizza sempre di più il processo di separazione tra ciò che consideriamo in nostro possesso e ciò che sempre più presto cade nell’oblio del disuso.


mercoledì 23 maggio 2012

Ombre. La verità disturba



Due articoli (clicca sulle immagini per ingrandirle), uno de "Il Piccolo" e l'altro de "Il Messaggero veneto", che riferiscono di una certa intolleranza manifestata da alcuni a Gradisca d'Isonzo nei confronti dell'installazione "Ombre". Una installazione che, è bene ricordarlo, intende richiamare la coscienze sui drammi generati dalla violenza dell'uomo sull'uomo, primo tra tutti la Shoah.

L'installazione "Ombre" di Ignazio Fresu (clicca qui) recentemente è stata esposta a Gradisca d'Isonzo, in provincia di Gorizia, registrando una certa intolleranza da parte di alcuni. I panni appesi ai fili evocano persone che sono state e sono vittime della violenza, di ogni forma di violenza. Provate a pensare ai fili dei panni appesi in un giardino che garriscono nel sole. E' una immagine di vitalità. Provate a pensare alle cataste di scarpe ammucchiate nei magazzini dei lager: questa è una immagine di orrore, di morte. I panni di Fresu, rigidi e grigi, evocano la vita, la vitalità di persone, bambini-donne-ragazzi-uomini, che viene oppressa. La sua linfa è risucchiata da un terribile parassita e ciò che resta della persona è un simulacro pietrificato, inerte, morto. Questi indumenti rigidi, anneriti, incapaci di sventolare al sole, esprimono il senso di desolazione dell'artista di fronte alla violenza dell'uomo sull'uomo: a quella di chi ha pensato e messo in atto la Shoah, a quella di chi massacra il suo popolo per non cedere il potere da cui il popolo intende espellerlo, a quella di chi lascia che i suoi operai muoiano di mesotelioma perchè prendere le misure che lo eviterebbero ridurrebbe i profitti. A quella di chi intenzionalmente uccide, opprime, espelle, estirpa. E' questo il messaggio di "Ombre". Non capirlo, non condividerlo, non lasciarsene contaminare, non provare lucida pietà è un servizio reso al Grande Parassita.
Roberto Malfatti

sabato 14 aprile 2012

AMBIENTARTE III - La Porta del Tempo

Clicca sulla foto per ingrandirla
Rendering dell'installazione "la Porta del Tempo" di Ignazio Fresu a Gaeta

Oltre cinquanta artisti in rappresentanza di quindici diversi paesi per un totale di oltre centoventi opere esposte che saranno visibili in tre location differenti. Questi sono i numeri della terza edizione di AMBIENTARTE, quest’anno curata da Massimo Nicotra e Sasha Zelenkevich.

La mostra, che si inserisce nello “Yacth Med Festival”, prende il via il 21 aprile 2012, è organizzata da “Associazione 900” ; “CGROUP; “Pinacoteca Comunale diGaeta”. Vi espongono artisti provenienti dal nazioni del bacino del mediterraneo come Albania, Grecia, Palestina, Siria Iseaele e Turchia solo per citarne alcuni. Gli artisti si confrontano sul tema del mare inteso come elemento di unione ma anche di divisione tra i popoli, massa liquida che può fungere allo stesso tempo da collante come fattore di separazione. La mostra oltre che all’interno dello Yacht Med festival, avrà come sedi espositive la Pinacoteca Comunale e la sede dell’Associazione 900, cha faranno da scenario ad opere di pittura, installazioni, sculture e prodotti di video arte che si mettono a confronto a dimostrare che la cultura è unica.

La mostra è patrocinata dal Comune di Gaeta, Regione Lazio, “Yacht Med Festival”., Pinacoteca Comunale D'Arte Contemporanea “Giovanni da Gaeta”.

sabato 31 marzo 2012

Frammenti. Via Milanesi - Firenze



Installazione scultorea permanente realizzata nel salone di un noto parrucchiere a Firenze, formata da una serie di formelle come metope. Un fregio realizzato con i materiali consueti che divengono pietra. Reperti archeologici come tracce riesumate da un passato senza tempo. Rifiuti del consumismo trasformati in apparenze che si mostrano nella loro caducità sospesa tra il comparire e lo scomparire come modelli derivati da qualcosa di cui si è cancellata, dimenticata l'origine. Un fregio per l'uomo sopraffatto e soffocato dai residui dei suoi consumi, da una società che tende con incredibile e spaventosa disinvoltura a rottamare, gettare, eliminare, dimenticare, disperdere tutto ciò che non è più nuovo, che non è più efficiente, che non è più perfetto e giovane, lucido, integro e integrabile in un sistema che gravita intorno a un consumismo alienante che sta cancellando il nostro tempo. Clicca qui per vedere la fotogalleria

sabato 7 gennaio 2012

Quel che resta


Alcune fasi della realizzazione e dell'allestimento dell'installazione. Video e montaggio di Murat Onol e Darragh Hehir Musica di Ignazio Fresu

venerdì 16 settembre 2011

Il Viandante e la sua Ombra ad Arcevia



Ombre
da Il Viandante e la sua Ombra
installazione di Ignazio Fresu
26 agosto – 10 ottobre 2011
EX CHIESA E MONASTERO DEI CAPPUCCINI di Arcevia

Ombre di un’umanità in cammino con le proprie identità e molteplicità.
Ombre che appartengono a questo nostro tempo nelle diversità accomunate dal medesimo destino a cui abbiamo sempre appartenuto.
Ombre di un tempo, di luoghi che ci appaiono lontani, sono qui, a ricordarci il nostro passato e le recenti trasmigrazioni di popoli, le nuove e le vecchie persecuzioni delle umanità.

A cura di Massimo Nicotra.
Organizzazione: C-GROUP In collaborazione con: Provincia di Ancona, Comune di Arcevia, Comune di Serra de’ Conti, Comune di Fabriano

Inaugurazione 26 Agosto 2010 ore 17,30
EX CHIESA E MONASTERO DEI CAPPUCCINI
Via Roma 15 Arcevia – AN
tutti i giorni: 10,30 / 12,30 – 16,30/19,30
Ingresso libero

venerdì 17 giugno 2011

aforisma 125



Installazione. "Nel suo celebre aforisma 125 Nietzsche sosteneva che i valori assoluti in cui potersi unanimemente riconoscere erano morti, che ogni morale si basa su principi astratti e che non è dato conoscere la realtà ma solo l’apparenza. Ma questa dimensione traumatica è solo un momento di passaggio in relazione ad un contesto più ampio che prevede l’avvento di un uomo nuovo. La presa d’atto che non ci sono più verità, nemmeno quelle di più alto valore, ad una lettura superficiale apre la strada al nichilismo. In realtà l’uomo della morale è un uomo parziale, è ciò che la morale gli consente di essere, attraverso imposizioni sociali che mirano alla negazione della sua individualità. La morale soffoca l’anima e mutila l’uomo delle sue energie vitali. Superando la morale, l’uomo nuovo si riappropria della propria naturalità. In tal senso, vinti i limiti delle convenzioni, egli diventa né buono né cattivo ma completamente realizzato nella propria essenza".
Ignazio Fresu



Immagini riprese nel gennaio 2011 presso il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo, Villa Henderson, a Livorno durante la mostra "Entropia. In - Trasformazione".

mercoledì 29 settembre 2010

1994



Installazione esposta il 25 e il 26 Settembre 2010 alla Carrozzeria Rizieri di Pontedera durante il VI Incontro Artisti Contemporanei.

mercoledì 15 settembre 2010

Pietre



Opera esposta dal 25 aprile al 04 maggio 2008 presso il Palazzo Comunale – Cortile del Podestà
Piazza del Campo, 1 – Siena

Lapidarium



Opera esposta a Pisa dal 28 marco al 6 aprile 2008 durante la 3ª Mostra Mercato Arte Contemporanea.