giovedì 29 agosto 2019

Legami Entanglement

L'entanglement è il più grande e più profondo mistero dell'universo perché si spinge fino agli estremi limiti della materia, della sostanza, dell'esistenza. Indaga il carattere ultimo dell'esistenza. Il termine è mutato dall'inglese e significa intreccio, ingarbugliamento, ma per estensione lo si può pensare anche come coinvolgimento sentimentale.

FOTO DELL'INSTALLAZIONE

mercoledì 21 agosto 2019

Dietro lo specchio


L'installazione "Dietro lo specchio" nasce da alcuni versi di una poesia di Fernando Pessoa: "La morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto". Questa poesia ci racconta della morte come di un'altra dimensione che a noi viene celata riflettendo il nostro mondo come in uno specchio. Specchi che in alcune tradizioni, quando si è colpiti da un lutto, vengono coperti con un panno, come fossero delle false porte, per trattenere lo spirito del defunto ancora per un ultimo saluto e il conforto di chi lo piange oppure per non essere rapiti in un'altra dimensione temporale come nelle favole e nell'opera del matematico e scrittore inglese Lewis Carroll. Ecco, noi non vediamo più chi ci era vicino solo perché è oltre la curva, è dietro lo specchio della nostra apparente realtà. Uno specchio coperto da uno strato di polvere, e quella polvere, depositata dal tempo, è la nostra vita fatta di memoria, dei nostri ricordi confusi e sbiaditi. Polvere così instabile e precaria come la nostra stessa esistenza che un sol colpo di vento può far volar via.

venerdì 15 marzo 2019

Gravity

"Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto"
Una delle più belle poesie di Montale dove antichi temi e profonde domande trovano oggi una corrispondenza con le recenti teorie della fisica come appunto la gravità nella quale siamo immersi. Energia che, dalle più minuscole particelle atomiche alle immense galassie dell'universo, tutto genera ed unisce attraverso un invisibile e indivisibile tutto.
Per la fisica moderna la distinzione fra il "contenuto" (Materia e Forza) ed il "contenente" (Spazio e Tempo) insieme ai concetti di Spazio, Tempo, Materia e Forza sono stati unificati e la Gravità ha assunto il ruolo centrale. Oggi sappiamo che «il vuoto», di cui scrive Montale, non è solo «alle mie spalle» e «dietro di me», ma che noi tutti come tutte le cose che ci appaiono «come s’uno schermo» nell'illusione della realtà quotidiana che si confonde con l’apparenza, sono fatte quasi totalmente di vuoto. Di un «nulla» gravitazionale nella consapevolezza del «segreto» d'essere uniti e parte di Tutto attraverso questa misteriosa energia.
L’installazione si presenta come una distesa di centinaia di stretti parallelepipedi di pietra di altezze variabili fino un metro e mezzo, posti verticalmente in equilibrio precario, sormontati da una mela di metallo ossidato. L’oscillazione degli elementi, dato dallo sfioramento all'interno dell’installazione da parte dei visitatori, è parte fondamentale ed interattiva della stessa.
La materia è essenzialmente composta dal vuoto e questo, al di là delle considerazioni di ordine scientifico, ci conduce inevitabilmente a delle problematiche di tipo filosofico che affronto attraverso un’opera con la quale interagire attraverso la partecipazione artistico/sensoriale per immaginare come ciò che è pieno sia incredibilmente vuoto e ciò che è vuoto sia incredibilmente pieno. E poiché tutto sulla terra è fatto di atomi, ciò vuol dire che il nostro corpo e ogni cosa o essere, sono composti da una quantità di spazio vuoto un milione di milioni di volte maggiore dello spazio occupato dalla materia, per cui se togliessimo tutto lo spazio vuoto tra nucleo ed elettroni tutti gli abitanti della Terra starebbero nello spazio di una mela. L'unica ragione per cui il nostro corpo ci sembra cosi solido ed impermeabile, è perché tali quantità infinitesimali di materia, che rappresentano solo una piccolissima parte dell’universo, sono tenute insieme da una forza potentissima che agisce invisibile.



lunedì 17 settembre 2018

Come le foglie




In occasione della 22ª edizione di Contemporanea, in programma dal 26 al 29 ottobre presso la Fiera di Cesena, 

Concept
Il tema della fragilità della vita umana, espresso attraverso la caducità delle foglie pronte a staccarsi dai rami al primo alito di vento, quando seccano e cadono per diventare humus e nutrimento per le foglie che verranno e delle fronde che rinascono, attraverso il ciclo delle stagioni, sono la metafora della vita umana e del suo corso. Nell’installazione “Come le foglie” il tempo si è fermato, tutto è immobile come di pietra. L‘opera è il fotogramma statico in bianco e nero di un’immagine in dissolvenza tra la morte e la vita. In essa, insieme alla fragilità dell'esistenza umana, la rinascita: in mezzo alla distesa di foglie dove la caducità e la brevità dell'esistenza è mostrata nell'imperturbabilità ciclica della Natura, accanto ad una panchina con sopra un vecchio paltò abbandonato e un libro illuminati dalla fioca luce di un lampione, una carrozzina per neonati.
Qui ritroviamo il senso della Bellezza, di una bellezza simbolica che mette in relazione il sensibile, ciò che vedo, ciò che io tocco, che io guardo muovendomi all’interno di questo spazio. Ciò nonostante il mio sguardo, il mio toccare, il mio camminarci in mezzo non ne esaurisce i significati, rimanda ad un'ulteriorità che consiste nel fatto che di fronte ad essa continuo a cercare quell'ulteriorità di significato rispetto a quello che il sensibile mi offre senza mai riuscire a catturarne la totalità del significato, c'è un rinvio verso l'ineffabile, verso l'invisibile.
Descrizione tecnica dell’installazione “Come le foglie”
L’installazione si compone di migliaia di foglie realizzate in resina e granulati di pietra che coprono un’ampia superficie di dimensione ambientale. Le foglie sono disposte a terra in modo da permettere ai visitatori di passeggiare tra di esse. La pietra rappresenta l’immortalità, si tratta di un’eternità apparente provocata dall'interruzione dello scorrere del tempo. All'interno di questa distesa di foglie, realizzata con gli stessi materiali, una scena abituale: sotto un lampione una panchina con sopra un vecchio paltò e un libro ed accanto una carrozzina vuota. La scena suggerisce che tutto sia stato abbandonato all'improvviso. L’assenza, in questa natura morta, è colmata dai visitatori, i veri protagonisti dell'installazione, che nel loro interagire vivono il continuo divenire.
Autore: Ignazio Fresu
Titolo: Come le foglie
Materiale: resine e materiale pietroso
Dimensione: ambientale
Anno: 2018

domenica 18 marzo 2018

Rock Balancing



In questo deserto di sassi, luogo dello spirito dell'uomo, talvolta aspro e inospitale, ma anche metafora viva di quella parte della nostra anima libera dai ritmi produttivi, dal dinamismo esasperato, dai linguaggi omologati e dai conformismi esistenziali.
“È lì, in mezzo alle difficoltà e alla rinuncia, che ogni attimo di vita diventa prezioso oltre misura. Il deserto stesso insegna ad apprezzare di nuovo il valore delle cose in modo che l’energia del desiderio si risvegli e spezzi il rivestimento soffocante che avvolge il cuore. Perché il fine che dà significato alla vita non è mai una cosa, ma il senso che collega le cose – qualcosa di invisibile, che è possibile vedere solo con gli occhi del cuore”.
Eugen Drewermann

L'installazione, di grandi dimensioni, si presenta come una superficie calpestabile realizzata in resina, apparentemente di sabbia e pietra, ricoperta di sassi di varie grandezze dall'aspetto tondeggiante.
È lo spazio metafisico di un deserto di sassi, simbolo di solitudine, ma non di desolazione, dove le pietre rappresentano il passare del tempo nella dimensione di un tempo infinito. Pietre che nell'installazione potranno essere maneggiate dal pubblico e con le quali realizzare delle composizioni disponendole in equilibrio una sull'altra - da qui il titolo dell'installazione - e creando così composizioni instabili fisicamente impossibili; oppure percorrere e passeggiare all'interno dello spazio come in un giardino.
In questa opera, alle consuete e caratteristiche tematiche del lavoro di Ignazio Fresu, quali: vero/non vero, leggero/pesante, liquido/solido, stabile/instabile e permanente/impermanente, si aggiungono altri elementi come naturale/artificiale, spazio esterno/spazio interno, oltre ad una diretta interattività e azione artistica di derivazione zen, attraverso il "Rock Balancing" da parte del pubblico.

Foto Rock Balancing

mercoledì 25 gennaio 2017

La sospensione del tempo



"Il tempo presente e il tempo passato
sono forse entrambi presenti nel tempo futuro,
e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.
Se tutto il tempo è eternamente presente
tutto il tempo è irredimibile.
O diciamo che la fine precede il principio,
e la fine e il principio erano sempre lì
prima del principio e dopo la fine.
E tutto è sempre ora."
Thomas Eliot


venerdì 25 marzo 2016

Annunciazione

L’installazione di Ignazio Fresu “Annunciazione” è un’opera particolare nel quadro artistico contemporaneo.

L’installazione di Ignazio Fresu “Annunciazione” è un’opera particolare nel quadro artistico contemporaneo. Si presenta nella tecnica cara all’artista, con le unità che la compongono che sono all’apparenza pietrificate nel tempo e nella forma. Ed è in questo spazio/tempo dove tutto è immobile, sospeso in un istante eterno, che nel silenzio e nell’assenza delle figure, i protagonisti sembrano avere improvvisamente abbandonato la scena. Così come in altre opere di Fresu, quali ad esempio “Polvere”, “Memento” o “Ultima cena”, i personaggi del racconto non si mostrano nella loro fisicità, ma s’impongono esattamente attraverso l’attimo successivo alla loro teatrale scomparsa, interagendo con gli spettatori che, occupando lo spazio, danno vita all’installazione diventando essi stessi comparse e attori del contesto.
“L’Annunciazione” si avvale di tutti quei simboli che appartengono all’iconografia classica e al ricordo che noi tutti abbiamo delle immagini legate alla rappresentazione dell’evento. Questo rimando alla memoria è sempre presente nel lavoro di Ignazio Fresu, suggerendo nello spettatore l’intrecciarsi di due linee che sono la nostra intima memoria personale e quella storica collettiva. In quest’opera il paravento sul fondo della scena svolge il ruolo simbolico di celare alla vista l’ambiente intimo della stanza da letto della Madonna e insieme sorreggere la tenda aperta, che già nelle prime rappresentazioni cristiane simboleggiava la Rivelazione.
L’installazione, nella sua sinteticità, presenta poi un inginocchiatoio – leggio, dove secondo la tradizione, la Madonna assorta nella lettura della preghiera, riceve la visita dell’Arcangelo Gabriele. Sul leggio è dunque posto un libro aperto e su di esso il simbolo di purezza, un giglio che viene porto dall’angelo e che nel quadro di Fresu appare già accettato dalla Maria, insieme al destino che le è stato profetizzato. Questa successione implica un altro aspetto molto importante nell’opera e riguarda la sincronicità degli eventi che richiamano la tradizione figurativa medioevale e che nella fattispecie è raffigurata dal velo bianco virginale, ormai caduto a terra e dalla presenza di una culla che prefigura la natività. Culla che nel suo aspetto rammenta una mangiatoia, quella stessa ove verrà posto Gesù alla sua nascita.
A completare l’opera di Ignazio Fresu c’è, infine, posto in primo piano sul velo bianco a terra, una melagrana, che nell’iconografia cristiana rappresenta la passione e la morte di Cristo. In questo caso però, il frutto è stato vetrificato, la superficie esterna trasparente ed inalterabile, lascerà intravedere al suo interno la lenta decomposizione, trasformando la sua natura autentica in una essenza eterea, celando appena il ricordo della sua forma originaria così com’era stata nell’apparenza.
Sassanelli Antonella